55° Fondazione

Orazione della Festa Sociale del 55° di Fondazione

Valutazione attuale: 4 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella inattiva
 

Image00058Molto tempo è passato da quel 1960, quando sei medesanesi (Bruno Rimondi, Armando Sanelli, Evardo Arduini, Enzo Copellotti, Alfredo Canuti, Bruno Corsini con il Dottor Salvetat) con grande volontà e quel carico di sana utopia che serve, fondarono l’AVIS a Medesano. Un impulso carico di responsabilità, altruismo e lungimiranza che ha coinvolto generazioni di medesanesi.

 

A 55 anni di distanza è cambiato il contesto sociale, economico e culturale ma non si sono certamente modificati i valori e l’entusiasmo che ancor oggi animano i Volontari della nostra Sezione.

Tutto ciò con la consapevolezza che tutti i positivi risultati raggiunti in questi anni non sono un dato acquisito, e nuovi traguardi nell’interesse della comunità devono essere raggiunti attraverso l’impegno di tutti.

 

In questo momento di festa è importante parlare di dono e dei suoi significati: del senso e dei valori della nostra Associazione e di come ogni donatore, ogni cittadino può contribuire alla costruzione di un’Associazione più solida, di una società migliore. È necessario ripensare il valore del dono, verificare le motivazioni di questo gesto volontario, le sue finalità sociali, culturali e civili. Il dono sembra infatti fermare i meccanismi affrettati dall’economia, sembra dar tregua al movimento entro cui siamo presi, per costruire una società migliore, più umana.

 

 

In definitiva la donazione del sangue non corrisponde alla logica del mercato, della ragione strategica, della ricerca dell’utile che non fa che alimentare strategie competitive, per riaffermare con forza il principio della responsabilità. E responsabilità è la capacità e la volontà di rispondere di sé stessi e degli altri, di orientare il proprio pensare e agire rispetto a una precisa risposta di SENSO.

Nella donazione del sangue, si dona qualcosa di sé, si perde qualcosa della propria essenza vitale, ci si priva di una propria parte preziosa a favore di uno sconosciuto, senza nome e senza volto, senza alla fine un’identità: rappresenta un’esperienza di perdita, di abbandono necessario. Nel dono “a perdere”, senza contropartita, l’altro non può mai diventare un’occasione per l’autocompiacimento della propria coscienza di fronte all’ingiustizia del mondo, ma pone semplicemente il bene dell’altro al centro, il valore insuperabile di ogni persona. Questo legame si instaura paradossalmente nell’anonimato: da una parte ci si prende “cura dell’altro” senza conoscerlo, dall’altra ci si sente riconoscenti verso uno sconosciuto.

 

Pensare il valore del dono significa comprendere dunque cos’è gratuità, dal momento che la sola definizione in negativo (assenza di remunerazione) non è sufficiente. Occorre attivare una lettura ben diversa dell’altruismo, che consideri innanzi tutto il LEGAME SOCIALE che si stabilisce: la donazione, così come il Volontariato attivo, esprime il desiderio di accudimento che alimenta e valorizza quella fondamentale esigenza di fraternità che da molti oggi viene invocata come il valore più grande.

 

 

Attraverso il dono ci si dimostra interessati alla costruzione di relazioni sociali, si sceglie di appartenere davvero ad una comunità.

Ogni “donazione” diviene quindi segno di una condivisa appartenenza, di una convivenza decisa, scelta e promossa. Il legame che la donazione crea, al suo stesso apparire, già di per sé cambia la vita. È impossibile tornare semplicemente a ciò che si era prima.

 

 

Il legame, nel bene e nel male, creato dalla donazione, è indissolubile. Perché si fonda sulla libertà, sul dono e non sul debito, sulla donazione e non sul contratto, sulla scelta e non sulla legge. Quindi oggi serve sempre più l’impegno verso la crescita di una cultura della solidarietà, della tutela dei diritti, della responsabilizzazione dei cittadini.

Nella comune incertezza, nella situazione di angoscia e di smarrimento che tutti oggi stiamo vivendo, la “cura gratuita dell’altro” diventa segno potente, nuovo profetico “bene comune” da perseguire, spazio vero per quei legami che hanno il potere di dare senso alla vita.

 

 

È quindi decisivo ricordarci qui che AVIS rappresenta non solo il tentativo di sopperire a bisogni sanitari evidenti (anche se notevolmente importanti) ma rappresenta la scelta di edificare una società civile sufficientemente consistente, solida, giusta. Soprattutto ora che la socialità della famiglia appare troppo personalizzata e quella dello Stato e del mercato troppo impersonale.

 

Chiudo con un appello a tutti i donatori. Aldilà di portare il proprio esempio coerente nella comunità, tutti noi abbiamo l’opportunità e il dovere di impegnarci attivamente per rendere ancora più efficace l’azione di AVIS a Medesano, per consentire le cure alle persone bisognose ma anche per aumentare la cultura del dono tra i nostri concittadini quindi realizzare un luogo migliore in cui vivere, come era nei pensieri dei fondatori.

 

È per tutto questo che tutti i nostri concittadini, giovani e meno giovani, dovrebbero avvicinarsi a questa splendida Associazione perché tutto questo è sempre e comunque affar nostro.